Attrezzatura : corda, piccozze e ramponi, un paio di chiodi da roccia e moschettoni, chiodi da ghiaccio, attrezzatura dasci/alpinismo. 2 mezze corde da 50 m.
Primo giorno: Dalla diga di teleccio 1917 m al Bivacco Gino Carpano Maglioli
Dislivello : 948 m
Tempo di salita : 3 ore
Cartografia : IGM f. 41, tav. Torre del Gran San Pietro
Difficoltà: BS
Dalla diga di Teleccio salire a piedi al Rifugio Pontese 2200 m (50 min.). a questo pont se possibile si calzano gli sci e si prosegue, senza toccare la costruzione si attraversa verso N il Piano delle Muande mantenendosi sulla sin. idr. del Torrente Piantonetto; lasciate a ds. le costruzioni della Muanda 2224 m, si perviene all'A. Muanda di Teleccio 2217 m, posta quasi al termine della parte pianeggiante della vasta conca di pascoli. Si prosegue su una costola poco rilevata e, quando questa sta per finire, appoggia decisamente a sin. ; dopo c. 50 m trascurare le tacche di minio(poco visibili) che continuano in orizzontale, volgendo a ds. su una seconda costola, in direzione del canale situato all'estremità orientale della bastionata sostenente il Piano delle Agnelere. Giunti contro le rocce che fanno da sponda al canale nel punto in cui forma una gola, piegare a sin. percorrendo una traccia di sentiero che fa guadagnare la sponda opposta attraversando tutto il canale. Salire dapprima con diverse diagonali per un pendio, quindi volgere decisamente verso O, raggiungendo con marcia quasi orizzontale il costoncino dove, segnalato da un grosso ometto di pietre, sorge il Bivacco Carpano (2 h 45').
Con gli sci, nel’ultimo tratto è più comodo, salire ancora dritti, lungo un comodo pendio, al posto di volgere subito a sinistra (O) portandosi di una ventina di metri più alti del bivacco, che ancora non si può vede, e solo dopo girare a sinistra. Dopo un brevissimo tratto in piano lo si può scorgere e raggiungere sempre muovendosi in piano, stando più alti e scendendo poi a sinistra delle boccette che lo sovrastano.
Secondo giorno: Dal Bivacco Carpano 2865 m alla Becca di Gay 3621 m
Dislivello salita: 567 m + 400 m
Dislivello discesa: 1704 m
Tempo di salita :9:30 ore
Difficoltà: D
Dal Bivacco Carpano con gli sci, attraversare in leggera salita per distese nevose o detritiche, girando alla base del versante meridionale del Monte Nero, sulla morena, sempre avanzando piuttosto in piano; guadagnato il Ghiacciaio della Roccia Viva, dirigersi verso lo sbocco dell'evidente canalino addu-cente al Colle Baretti (profonda insellatura tra la q. 3554 della Becca di Gay e la Roccia Viva).Sci in zaino,si indossano ramponi e picozze e si risale il fondo oppure le facili rocce della sponda sin. (idr.) toccando il colle a 3432 m (2 h 30'). La pendenza del canale è nel tratto finale abbastanza accentuata e nel primo tratto può presentare tratti do roccia verglassata.
Dal colle scendere nel versante valdostano il ripido e lungo canalino (45°) che porta sul ghiacciaio Sospeso di Roccia Viva (circa 200 m), superare la sovente ampia crepaccia terminale e dirigersi con marcia quasi orizzontale verso ovest (sinistra).
Anche sotto la parete Nord la terminale è decisamente aperta e difficile da passare. E’ opportuno tenersi sulla parte sx delle rocce che interrompono il taglio orizzontale della terminale (50°-55°).
Salendo al centro si trova neve che portava molto bene fino ai due terzi dello scivolo, dopodichè è possibile incontrare ghiaccio, in stagione avanzata. finché, si traversa a dx verso un evidente passaggio comodo tra rocce sfasciate e instabili, a circa 35 m dal colle sovrastante. ci si porta sulla cupola terminale del nevaio nord (45°) e poi subito in vetta (4 ore dall'attacco)(400 m).

Da qui raggiungere a piedi l’itinerario sci-alpinistico di discesa, indossare gli sci e scendere il ghiacciaio delle Becca di Gay, dirigendosi a sinistra verso il ripido canale, che porta al ghiacciaio della Roccia Viva. da qui non tornare più al bivacco ma scendere lungo i pendii che adducono al letto del rio di Piantonetto. Se l’innevamento è buono, raggiunti i primi salti rocciosi portarsi sulla destra idrografica del rio, e di un suo affluente, spostandosi ancora un po’ sui pendii sovrastanti il piano, prima di dover scendere verso l’Alpe Manda e reperire l’itinerario del giorno precedente.
Se invece l’innevamento è scarso, ai primi salti rocciosi si tiene la sinistra idrografica con gli sci fino a quando è possibile e poi a piedi seguendo il sentiero che porterà al grande pianoro e alle tracce del giorno precedente.

Gita impegnativa soprattutto per i carichi da trasportare nello zaino e per i lunghi tratti di marcia con gli scarponi da sci.
Da non sottovalutare il secondo giorno, che presenta difficoltà moderate ma su tutti i diversi terreni che si possono affrontare in alpinismo.
I tempi indicati sono ampiamente rispettabili da alpinisti esperti
La gita è di grande soddisfazione, permette di vedere con chiarezza due meravigliosi valloni: quello del versante piemontese di Piantonetto, famoso per le sue splendide pareti di roccia e le rinomate vie su altrettante famose guglie rocciose; e quello del versante valdostano di Valnontey, altrettanto famoso per le sue nord e i luoghi selvaggi e glaciali, nonché per la maestosità dei luoghi visitati.
Trovare le condizioni adatte non è facile, perchè la stagione deve già essere iniltrata per permettere un buon assestamento dei pendii nord, ma non troppo, da consentire ancora una una sciata nel rientro che altrimenti diverrebbe massacrante.
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