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Storia
di Gianni Ribaldone
Storia della Scuola di Alpinismo
e sci alpinismo "G. Ribaldone"
Regolamento
scuola di Alpinismo e sci alpinismo "G. Ribaldone"
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Storia di Gianni Ribaldone
Gianni Ribaldone é
nato a Cavour il 25 agosto del 1942; i suoi genitori sono
Angela Scaraffia e Natalino Ribaldone, proprietario della
farmacia di Cavour, Gianni era fratello di Felice (1940)
e Tina (1946).
A Genova:
Nel 1950 la famiglia Ribaldone si trasferì a Genova,
perchè il padre abbondonando la farmacia del paese
di Cavour, ne acquistò una nel capoluogo ligure.
Gianni frequentò le medie e poi il liceo A. Doria,
e man mano che cresceva, manifestava una gran quantità
di interessi in campi diversi: collezionava francobolli
e monete, e dipingeva quadri, ma i maggiori interessi
erano quelli scientifici, specialmente nelle scienze naturali.
Così Gianni, a soli 14 anni cominciò a frequentare
il gruppo speleologico di Genova "Arturo Issel".
Seguiva il professor Ghidini nelle ricerche biologiche
e la professoressa Leale Anfossi nelle ricerche archeologiche
condotte in val Pennavaira.
Con l'occasione scoprì anche che le grotte non
sono solo un archivio archeologico, ma anche un fecondo
terreno per chi ama gli studi di geologia, di fisica e
di biologia.
Cominciò inoltre a provare il piacere di esplorare
l'ignoto e si accorse di avere una buona predisposizione
per l'arrampicata.
Era veloce ad assolvere i compiti scolastici e così
trovava tanto tempo libero per coltivare i propri interessi.
Con l'amico Dinale eseguiva studi sulle migrazioni dei
chirotterei che furono oggetto di una interessante pubblicazione
e contemporaneamente, se aveva un paio di ore libere si
esercitava ad arrampicare sulle rocce di Sampierdarena.
In pochi anni diventò l'elemento di punta del gruppo
Issel; scoprì e descrisse un gran numero di grotte
e pubblicò l'elenco catastale delle grotte liguri.
Ma soprattutto riusciva a risolvere i problemi tecnici
che invece bloccavano gli altri.
Presso il sifone terminale della grotta Taramburla, in
val Pennavaira, vincendo estreme difficoltà riuscì
a raggiungere un foro sul soffitto e così ad esplorare
un nuovo tratto di grotta dove per anni nessuno riuscì
più a metter piede.
Nel 1960 lo troviamo alla grotta dei Rugli, in val Fervia:
attraversa a nuoto il lago che precede il sifone terminale
e con un'esposta arrampicata di 10 metri scopre un sistema
di gallerie superiori, fino a un nuovo sifone.
Ancor oggi quel passaggio é chiamato "salita
Ribaldone".
Per Gianni, inizialmente l'arrampicata era solo un mezzo
per esplorare le grotte, ma presto scoprì che la
gioia di arrampicare su una montagna può anche
essere fine a se stessa.
Da Genova le montagne sono distanti; cio non di meno,
destreggiandosi con gli orari dei treni e dei pullman,
poteva spesso raggiungere il gruppo dell'Argentera e compiere
ascensioni già di un certo livello, rientrando
poi a Genova giusto in tempo per andare a scuola, talvolta
senza aver quasi dormito.
A Torino:
Nel 1960 Gianni Ribaldone si iscrive al Politecnico di
Torino; vivendo buona parte dell'anno in questa città
inizia quell'attività alpinistica che dovrà
portarlo in breve tempo a inserirsi fra i migliori arrampicatori
del suo tempo; contemporaneamente continua la sua attività
speleologica, curando sopratutto l'esplorazione e gli
studi fisici.
Vivendo lontano da casa egli aveva maggior libertà.
Non che i genitori gli impedissero la pratica sportiva,
ma certo non erano entusiasti di trascorrere le domeniche
nel continuo timore di qualche incidente.
Di soldi glie ne davano pochissimi anche se nessuno lo
ha mai sentito lamentarsi.
Il fatto é che Gianni conosceva alcuni espedienti
per vivere spendendo pochissimo.
Certe volte il cibo che metteva nello zaino era costituito
solo da pane e lardo, e ci spiegava che quel tipo di dieta
era oltremodo calorico.
Più di una volta, in mancanza di programmi specifici,
andava ad arrampicare in Grigna partendo con un biglietto
ferroviario di sola andata.
Sapeva che la, il suo amico Merendi gli avrebbe presentato
dei turisti ben contenti di arrampicare con un alpinista
bravissimo, ma senza la patente di guida e pertanto a
tariffe più basse.
Infine pare che la famiglia gli desse dei soldi per comprarsi
un vestito, o un soprabito, ma che i soldi venissero poi
dirottati per un attrezzo di alpinismo o di speleologia.
La serietà con cui Gianni intraprendeva i difficili
studi di ingegneria non gli consentiva un'attività
intensa come altri colleghi, ma è per la qualità
delle sue salite che riesce a imporsi all'attenzione dell'ambiente
alpinistico torinese, pur dominato da personalità
come Bertone, Manera, Mellano, Rabbi, Ribetti e altri.
Nel 1961, infatti sale la cresta sud dell'Aguille Noire
de Peutérey, la parete sud del Castore e infine
effettua la prima ripetizione della direttissima dei Francesi
alla sud del Corno Stella (Alpi Marittime), con Alberto
Marchionni, anch'esso giovanissimo e suo compagno di Politecnico.Con
Marcionni si lega presto con un amicizia veramente fraterna;
da lui, è introdotto nell'ambiente della scuola
"Gervasutti", con lui compirà una serie
di scalate di grande prestigio, in generale a comando
alterno.
E' sufficiente a Gianni ancora un solo anno, il 1962 per
essere classificato tra i migliori e più attivi
arrampicatori della scuola torinese.
La bontà e il suo carattere gli accattiva le simpatie
di chiunque lo conosca e condivida con lui le gioie e
i disagi dell'alpinismo, come della speleologia e della
vita stessa di ogni giorno. Entra a far parte del Gruppo
Alta Montagna del CAI Uget, di cui in seguito verrà
eletto vicepresidente. In questo anno inizia la sua attività
da istruttore della scuola nazionale di alpinismo "Giusto
Gervasutti" che continuerà negli anni, fino
alla sua morte.
Fin dal giorno del suo arrivo a Torino era già
istruttore dei corsi di speleologia, e anche questa attività
la svolse senza interruzione fino alla morte.
Se il 1962 lo ha visto tra i più attivi alpinisti
torinesi, il 1963 lo inserisce decisamente nell'elite
dei fortissimi. La sua tecnica si è affinata, ardimento
e la prudenza hanno trovato il loro giusto punto di equilibrio
ideale, il fisico non teme le prove più dure e
un intelligenza non comune ne vigila l'esuberanza. Con
Marchionni è l'unico torinese a essersi cimentato
con i tremendi sesti gradi delle Dolomiti. Evitiamo di
elencare tutte le salite svolte nelle Dolomiti, nelle
Alpi occidentali e nelle Apuane, ma ricorderemo solo una
salita che stupì tutti i colleghi: percorse la
via Graffer al Pilastro occidentale della cima Tosa in
4 ore, quando cordate notoriamente veloci come la Maestri-Egger
e la Livanos-Gabriel ne avevano impiegate 7 e 11 rispettivamente.
LA SPLUGA DELLA PRETA
Ma nel 1963 l'impresa che gli diede lustro e risonanza
mondiale fu condotta in una grotta veneta. Dal 4 al 15
luglio Gianni partecipa con il Gruppo Speleologico Piemontese
alla spedizione nazionale alla Spluga della Preta, il
terribile abisso dei Monti Lessini che dal 1925 era stato
oggetto di numerose e massicce spedizioni; ognuna esplorava
la grotta più in profondità di quella precedente,
ma nessuna riusciva mai a raggiungere il fondo. Si andava
creando la leggenda che la Preta fosse l'abisso più
difficile, terribile e profondo del mondo. Anche la "super-spedizione
nazionale" dell'anno precedente, cui avevano partecipato
una cinquantina fra i più noti speleologi di Italia,
si era dovuta fermare a quota -578.
Alla Preta Gianni andò con una spedizione leggera
e veloce, cui presero parte Marziano di Maio del G.S.P.,
due amici di Faenza e quattro di Bologna. Si è
trattato di una massacrante operazione(otto giorni e otto
notti ininterrottamente sotto terra, tre soli bivacchi,
sempre bagnati e a corto di viveri); ma il successo conseguito,
e cioè l'esplorazione completa e il nuovo primato
italiano di profondità (875 m, 2a profondità
mondiale) in gran parte è dovuto a lui, che con
l'amico Giancarlo Pasini di Bologna raggiunse il fondo
dell'abisso il 10 luglio. Ma per Gianni la gioia più
grande non fu certo quella di aver raggiunto il fondo
o di aver contribuito al conseguimento del record di profondità,
perchè egli non concepiva la speleologia dal punto
di vista agonistico ma bensì la teneva in conto
di scienza e ne traeva oltretutto le gioie che derivano
dall' osservazione della natura e dei suoi fenomeni.
Appena uscito dalla grotta raggiunge le Dolomiti e in
quella estate compie una serie incredibile di ascensioni.
La sua attività continua intensissima nell'inverno
seguente e per tutto il 1965. Particolarmente notevoli
alcune prime invernali come lo spigolo Graffer allo spallone
del Campanile basso del Brenta, il Piller Gervasutti al
Mont Blanc di Tacul e la prima ascensione allo spigolo
NE del Petit Capucin.
NON SOLO TECNICA
Non sto ad indicare tutte le imprese di Gianni Ribaldone.
Per il lettore non alpinista rischia di essere un elenco
noioso, un curriculum che del resto a suo tempo hanno
messo in evidenza, tra le quali il bollettino "Grotte"
del GSP (n. 21/1963) da cui anzi ho tratto numerose notizie.
Mi preme comunque sottolineare che Gianni univa all'abilità
tecnica una straordinaria prudenza e modestia. A questo
proposito ricordo che quando nel 1963 il gruppo "Alta
Montagna"del Cai Uget organizzò una spedizione
alpinistica in Himalaya, Gianni non vi prese parte. Gli
chiesi come mai fosse stato escluso, visto che le sue
capacità non erano certo inferiori a quelle di
coloro che vi avevano preso parte. La sua risposta fu:
"II medico ha detto che alla mia età un soggiorno
prolungato in alta quota può essere pericoloso;
forse è una balla, ma se fosse vero? Nel dubbio
preferisco rinunciare; in futuro avrò tante occasioni
per andare in Himalaya". E invece di occasioni non
ne ebbe più. Il 1966 è l'anno in cui Gianni
deve concludere gli studi di ingegneria mineraria e pertanto
non vuol concedersi eccessive distrazioni. Non rinuncia
però alla consueta opera di istruttore del corso
di speleologia prima e della scuola di alpinismo "Gervasutti"
poi, mentre ogni tanto si lascia tentare dalle gite sci-alpinistiche
o da qualche facile scalata per accompagnare i giovani
ad acquisire familiarità con la montagna. Perché
egli non diceva mai di no a chi manifestasse l'entusiasmo,
ed era felice di percorrere con lui la via normale alla
Rocca Sella tanto come la Cassin alla Piccolossima di
Lavaredo, o di accompagnarlo in sci sulla montagnola con
500 metri di dislivello tanto come sul Monte Bianco. Nell'autunno
del 1965 era stato uno dei fondatori del Corpo di Soccorso
speleologico "Eraldo Saracco", le cui squadre
dovevano poi essere incorporate nell'organico del Soccorso
alpino del CAI, corpo al quale egli apparteneva già
da quattro anni. Anche in grotta la sua opera di volontariato
purtroppo non doveva tardare a rivelarsi necessaria: rientrato
a casa a mezzanotte del 25 aprile 1966 da una uscita di
istruzione della Gervasutti, veniva svegliato al mattino
presto perché chiedevano soccorso da Roncobello,
dove alcuni speleologi bolognesi erano in difficiltà.
Partito immediatamente con la squadra di Torino, entrava
in grotta e scendeva sino al pozzo dove un' impetuosa
cascata d'acqua impediva di raggiungere i sei uomini bloccati,
tra i quali erano anche due soccorritori gravemente feriti,
i bolognesi Donini e Pelagalli che poi purtroppo non saranno
recuperati vivi.
Studiata bene la situazione, Gianni si calava nel pozzo:
il suo arrivo rianimava i bloccati, tre dei quali egli
aveva conosciuto alla Preta; constatato come per uno dei
due feriti purtroppo non vi fosse nulla da fare, egli
si caricava l'altro a spalle con il sacco Gramminger e
sotto la cascata riusciva a farlo salire sino alla sommità
del pozzo. Per questo intervento gli fu conferita la medaglia
d'oro al valor civile, con suo stupore, giacché
nella sua grande modestia gli pareva di non aver compiuto
nulla di eccezionale, ma solo il suo dovere. Con questa
impresa Gianni Ribaldone divenne noto al grande pubblico,
ma egli non sopravvisse che due mesi alla notorietà.
Il 2 luglio sale al rifugio Torino con altri istruttori
e con un gruppo di allievi della Gervasutti. La mattina
seguente attacca ancora al buio, con due allievi, Domenico
Navone ed Euro Bosco, il canalone Gervasutti al Mont Blanc
di Tacul. All'alba la tragedia. Mentre Gianni guida la
cordata su per lo scivolo ghiacciato, uno degli allievi
rimasti fermi sul terrazzino cade trascinando giù
gli altri. Una cordata che segue dappresso vede Gianni
frenare con la picozza, con tutte le forze, ma non poteva
essere! niente da fare contro l'ineluttabile e dopo un
po' la picozza di Gianni cessa di mandare scintille. 450
metri più in basso tré corpi giacciono inanimati.
Quando il 5 luglio, dal Museo della Montagna, sul Monte
dei Cappuccini, Gianni parte per l'ultimo viaggio, c'è
una gran folla, ma è solo una piccola parte di
quelli che gli volevano bene, come testimoniano anche
le 1200 partecipazioni ricevute dalla famiglia. Per l'estremo
saluto erano giunti da ogni parte anche i compagni di
cordata e gli speleologi, questi ultimi anche da Bologna,
e tra loro quelli salvati a Roncobello per accompagnarlo
sino a Savigliano, ove riposa.
L'INSEGNAMENTO DI GIANNI
Qui finisce la storia della breve vita di Gianni Ribaldone.
Cosa ci ha lasciato? Alcune pubblicazioni di speleologia,
che si trovano elencate a parte. Sono poche in rapporto
a quella che è stata la sua attività, perché
scriveva, e di malavoglia, solo quando aveva da comunicare
delle cose utili e ne veniva richiesto. Non cercava certo
la "carriera accademica". Ci ha lasciato un
voluminoso testo di quella che avrebbe dovuto essere la
sua tesi di laurea, frutto di uno studio su una miniera
di cinabro a M. Amiata. Era infatti prossimo alla laurea;
ai piedi del M. Bianco nel suo zaino fu trovato un libro
di scuola su cui aveva studiato la sera precedente, in
rifugio. Avrebbe dato l'esame di lì a pochi giorni;
ancora un altro esame ed era pronto per la laurea, prevista
per ottobre. Gianni ha lasciato al Museo speleologico
di Garessio una collezione di 303 coleotteri (ne aveva
ancora altri, che sono tuttora presso la sua famiglia).
Una collezione di perle di grotta è stata poi regalata
dalla famiglia allo stesso Museo. Ma a chi, come me, ha
avuto la fortuna di conoscerlo, Gianni ha lasciato di
più. Benché più giovane di me, ha
insegnato molte cose di speleologia, e mi ha insegnato
a vivere sempre in allegria, serenità e amicizia.
Raramente parlava delle sue imprese, se uno gli chiedeva
informazioni, si limitava a rispondere alla domanda senza
aggiungere niente di più, minimizzando le sue imprese
e deviando subito il discorso su qualche particolare di
sapore umoristico. Nessuno potrà dimenticare la
sua bontà, la sua franchezza, la sua risata viva
e schietta, il suo cantare le vecchie canzoni piemontesi.
I suoi allievi lo stimavano, oltre che per la pazienza
e l'entusiasmo con cui istruiva, anche perché non
metteva alcuna distanza fra sé e loro. Fra le due
città in cui è vissuto più a lungo,
Genova e Torino, è stata la prima e dimostrargli
la maggiore stima e riconoscenza, dedicandogli una via
nei pressi dello svincolo autostradale di Nervi; sulla
targa si legge: "Via Gianni Ribaldone -speleologo,
medaglia d'oro al valor civile - 1942-1966".
Tratto dalla rivista del cai sett/ott 1999
Scritto da Carlo Balbiano d'Aramengo (G.S.P. CAI Uget,
Torino)
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CRONISTORIA DELLA
SCUOLA ''G. RIBALDONE''
Nel 1964 nasce presso
la sezione del CAI di Ciriè una ''scuola di alpinismo''
ad opera di BIANCO Francesco e BALMAMION Antonio; entrambi
hanno seguito i corsi dalla scuola ''GERVASUTTI'' di Torino
e, anche grazie alla loro attività personale, hanno
già maturato una buona esperienza alpinistica.
Lo scopo della scuola da essi avviata è quello di soddisfare
la richiesta di conoscenze e aggiornamenti degli alpinisti
locali in merito a nuove nozioni e tecniche alpinistiche.
Nel 1965 la scuola riceve il riconoscimento ufficiale dalla
Commissione Nazionale delle Scuole di Alpinismo del CAI.
Negli anni successivi l'attività si sviluppa con un
notevole afflusso di allievi (15 - 20 per corso); i corsi
si svolgono in primavera - estate con una decina di uscite
che partendo dalle palestre di roccia allora di moda (Lunelle,
Plu, Courbassere, Denti di Cumiana e Sbarua) portano a salite
in quota sulle vie ''normali'' di qualche 4000.
Nel 1974 la scuola assume il nome di ''Gianni Ribaldone'',
grande speleologo ed alpinista, compagno di cordata di Balmamion
in alcune salite, caduto nel 1966 durante l'ascensione del
Canalone Gervasutti al M. Blanc du Tacul.
Nello stesso anno, ad opera di BELLARDI Mario e BEZZE Guido,
nasce, sempre presso la sezione di Ciriè, la scuola
di scialpinismo ''Monte Soglio'', che svolge autonomamente
un corso di scialpinismo nella stagione invernale-primaverile.
Le due istituzioni svolgono per qualche tempo l'attività
in maniera parallela, integrandosi a vicenda con l'apporto
di alcuni istruttori che operano in entrambe.
Nel 1976 avviene la fusione delle due scuole in una che mantiene
la denominazione alla memoria di G. Ribaldone e le attività
ereditate dell'alpinismo e dello scialpinismo in due corsi
distinti.
L'anno seguente si ha la riorganizzazione della scuola su
base Intersezionale e quindi entrano a farne parte le sezioni
CAI territorialmente vicine a Ciriè dando vita alla
''Scuola Intersezionale di Alpinismo e Scialpinismo G. Ribaldone''
sostenuta dalle sezioni Cai-Valli di Lanzo di Ciriè,
Caselle, Leinì e Venaria.
La ''natura'' intersezionale regge nel tempo, anche se con
dei cambiamenti; nel 1985 Venaria lascia; qualche anno più
tardi anche Lanzo abbandona la scuola, sostituita nel 1997
dalla Sezione di Ala di Stura, da poco assurta a unità
indipendente proprio per distacco dalla sezione di Lanzo.
Nella metà degli anni '90 la scuola si evolve anche
in funzione delle esigenze manifestate dal bacino di utenza
costituito dai soci Cai: i corsi di scialpinismo vengono abbandonati,
mentre si sono differenziati i corsi di alpinismo in ''corso
di introduzione all'alpinismo'' (in sigla ''A1''), corso di
perfezionamento (in sigla ''A2''), ''corso di arrampicata''
(in sigla ''AR1'') e, recentemente, un ''corso di arrampicata
libera'' (in sigla AL1). La storia continua.....
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Regolamento scuola di Alpinismo e Sci
alpinismo "G. Ribaldone"
SCUOLA DI ALPINISMO
E SCI-ALPIMISMO
G. R I BALDONE
delle Sezioni C.A.I. Valli di Lanzo
CASELLE . CIRIÈ - LANZO - LEINÌ
REGOLAMENTO DELLA SCUOLA
1 - COSTITUZIONE
" E' costituita in data 1/12/1977 presso le sezioni
del C.A.I. di Caselle, Ciriè, Lanzo e Leinì
una scuola di alpinismo e sci-alpinismo a carattere permanente.
" La Scuola assume la denominazione di "Scuola
di alpinismo e sci-alpinismo Gianni RIBALDONE delle sezioni
del C.A.I. delle Valli di Lanzo: Caselle, Ciriè,
Lanzo e Leinì".
" La sede della Scuola è in Ciriè, presso
la locale sezione del C.A.I., corso Martiri della Libertà,
51.
" La Scuola è retta dal presente regolamento,
approvato dai Consigli Direttivi delle Sezioni costituenti
la Scuola e dalla Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo
e Sci-Alpinismo del C.A.I..
2 - SCOPO
" Gli scopi che la Scuola si prefigge sono :
o Fornire a coloro che sentono la passione per l'alpinismo
e lo sci-alpinismo le nozioni indispensabili per poter affrontare
preparati per affrontare preparati e coscienti le difficoltà
e i pericoli della montagna;
o Perfezionare le capacità di quegli alpinisti e
sci-alpinisti di particolare attitudini che intendono dedicarsi
all'alpinismo e allo sci-alpinismo in modo più impegnativo
fornendo loro una adeguata preparazione culturale e tecnica,
affinché possano essere in grado di affrontare la
montagna in modo autonomo.
o Preparare elementi idonei a collaborare con i Responsabili
della Scuola durante lo svolgimento dei corsi;
o Pervenire alla formazione di alpinisti preparati che partecipino
attivamente alla vita sezionale nelle sue varie manifestazioni;
o Svolgere opera di sensibilizzazione per il rispetto e
la conservazione dell'ambiente naturale, specialmente quello
montano.
3 - PROGRAMMA
" L'attività della Scuola è di natura
prevalentemente didattica e si esplica in due forme:
o TEORICA: ovvero educazione alpinistica, preparazione culturale
e tecnica;
o PRATICA: ovvero l'applicazione delle nozioni acquisite
mediante esercitazioni in palestra e in montagna
" Tale attività si realizza mediante l'organizzazione
di Corsi regolari di alpinismo nelle specialità di
roccia e ghiaccio, suddivisi in CORSO DI INTRODUZIONE ALL'ALPINISMO,
CORSO DI ALPINISMO (base e perfezionamento) CORSO DI SCI-ALPINISMO
(base e di perfezionamento).
" Questi corsi dovranno comprendere lezioni teoriche
e pratiche, di cultura alpinistica e di tecnica generale
e particolare.
4 - FINANZIAMENTI E
MATERIALI
" Per il conseguimento degli scopi la Scuola dispone
attualmente dei fondi stanziati dalle sezioni in relazione
al preventivo programmatico proposto dai Direttori Tecnici,
di eventuali contributi erogati dalla Commissione Nazionale
Scuole di Alpinismo e di Sci-Alpinismo, da altri Enti e
delle quote di iscrizione ai corsi organizzati.
" Il bilancio della Scuola sarà presentato ai
Consigli sezionali.
" La Scuola provvederà inoltre a costituire
e conservare efficientemente una dotazione di materiale
alpinistico e didattico ritenuto necessario allo svolgimento
delle propria attvità
" I due Direttori Tecnici e i Coordinatori dei corsi
sono direttamente responsabili del buon uso e della conservazione
di detto materiale
5 - ORGANICO DELLA SCUOLA
" La Scuola è retta da un Consiglio Direttivo
che è composto da:
" 4 Presidenti sezionali o da un delegato purché
consigliere sezionale;
" 2 Direttori Tecnici dei corsi: uno di alpinismo e
uno di sci-alpinismo (INA, INSA, IA o ISA);
" Dai Coordinatori dei corsi (uno per ogni corso di
alpinismo e di sci alpinismo);
" Da tutti gli Istruttori Nazionali presenti nella
Scuola;
" 1 segretario-cassiere nominato dal C.D. senza diritto
di voto.
" Compiti del segretario-cassiere: compila i verbali
delle riunioni del C.D., raccoglie le quote sezionali, prepara
i bilanci consuntivi e preventivi generali, da esecuzione
alle delibere del C.D., provvede ai pagamenti.
" Il Consiglio Direttivo elegge al suo interno un Presidente.
" Compiti del Presidente sono: presiedere le riunioni
del C.D.; rappresentare unitariamente la Scuola in occasione
di manifestazioni o convegni ed ogni qual volta se ne presenti
la necessità.
" Il Presidente dura in carica due anni.
" Il C.D., sentito il parere degli I.N., nomina i due
Direttori Tecnici: uno per l'alpinismo e uno per lo sci-alpinismo.
o I due D.T. provvedono all'aggiornamento tecnico e alla
verifica dei rispettivi corpi istruttori.
" Ogni corpo istruttori di ogni singolo corso elegge
al suo interno i Coordinatori e un proprio segretario
" Compiti del segretario: in collaborazione col coordinatore
compila i verbali delle riunioni del corpo istruttori, prepara
i bilanci di ciascun corso, richiede il Nulla Osta alla
Commissione Nazionale, prepara la relazione di fine corso,
provvede alle polizze infortunio per ciascun corso, raccoglie
le quote di iscrizione degli allievi, paga i rimborsi spesa
agli istruttori e versa le somme residue al Segretario-cassiere
del C.D..
o Gli I.N. di alpinismo e sci-alpinismo sentito il parere
dei coordinatori e del corpo istruttori, scelgono ogni anno
gli AIUTO-
ISTRUTTORI.
o Gli allievi proposti quali aiuto-istruttori di alpinismo
dovranno svolgere per un anno la loro attività presso
il corso di introduzione all'alpinismo.
o Gli aiuto-istruttori, dopo un anno di attività,
saranno promossi come istruttori sezionali se ritenuti idonei
dagli I.N. sentito il parere dei coordinatori dei corsi
e del corpo istruttori.
o Il C.D. approva l'attività della Scuola proposta
dai due D.T.. Propone le quote che le singole sezioni devono
versare alla Scuola. Stabilisce le quote di iscrizione degli
allievi. Prepara i bilanci preventivi e consuntivi da presentare
ai singoli Consigli Direttivi Sezionali.
o Il C.D. si riunisce obbligatoriamente due volte all'anno
e cioè a fine maggio e fine settembre e tutte le
volte che sarà necessario su richiesta di uno dei
Presidenti delle 4 sezioni o di uno dei due Direttori Tecnici.
o Le deliberazioni del C.D. saranno prese a maggioranza
dei presenti. Le sedute saranno valide se saranno presenti
almeno i 2/3 degli aventi diritto.
" Il C.D. provvede ad organizzare attività promozionali
per far conoscere quanto viene fatto nella Scuola in particolar
modo all'interno delle 4 sezioni.
o Per le eventuali modifiche del presente statuto sarà
necessario il voto favorevole dei 2/3 degli aventi diritto
e l'approvazione dei C.D. sezionali.
o Il Corpo Istruttori è formato da Soci del C.A.I.
che posseggano una delle seguenti qualifiche:
" Istruttore Naz. di Alpinismo e di Sci-Alpinismo
" Istruttore di Alpinismo
" Istruttore Sezionale di Alpinismo
" Aiuto Istruttore
Alla categoria a) appartengono coloro i quali hanno ottenuto
la nomina dalla C.N.S.A. per aver superato positivamente
un Corso per Istruttori Nazionali.
Alla categoria b) appartengono coloro che hanno conseguito
il titolo della C.N.S.A. per aver superato positivamente
un Corso Didattico Interregionale.
Alla categoria c) appartengono coloro che hanno conseguito
il titolo per aver superato positivamente un Corso Didattico
Sezionale.
Alla categoria d) appartengono coloro che hanno superato
positivamente un Corso di perfezionamento Sezionale e partecipano
alle riunioni del Corpo Istruttori con voto consultivo.
Il Corpo Istruttori di ogni corso verrà convocato
da Direttore tecnico competente nei casi previsti dal presente
regolamento e in tutti gli altri in cui egli lo riterrà
opportuno.
Dovrà in ogni caso essere convocato prima dell'inizio
di ogni Corso.
Esso delibera a maggioranza dei due terzi dei presenti.
Gli Istruttori hanno il diritto di fregiarsi dell'apposito
distintivo della Scuola.
" Gli Istruttori r gli Aiuto Istruttori dipendono esclusivamente
dai Direttori tecnici e , in loro assenza, dai coordinatori
nei confronti dei quali, sono tenuti ad osservare una stretta
disciplina. Essi decadono dalla carica per revoca o dimissioni.
La revoca viene decisa dal Corpo Istruttori su proposta
del Direttore:
" Nel caso di gravi mancanze disciplinari;
" Nel caso di mancata partecipazione per due anni consecutivi
a uno dei Corsi organizzati dalla Scuola senza validi motivi
di giustificazione;
" Qualora non abbia svolto alcuna attività alpinistica
per tre anni consecutivi al di fuori dei Corsi programmati.
Inoltre il Direttore può esonerare in via temporanea
dalla partecipazione ai Corsi gli Istruttori che non diano
più sufficienti garanzie di sicurezza e capacità
nelle funzioni capo-cordata.
Si intende che un Istruttore non abbia partecipato ad un
Corso quando sia stato assente alla maggioranza delle lezioni
pratiche tenute.
" L'istruttore che abbia svolto nell'ambito della Scuola
attività alpinistica con una certa continuità
e attività didattica effettiva per almeno 10 anni
complessivi, continuerà a far parte del Corpo Istruttori,
purchè non cessi la sua collaborazione, con la qualifica
di Emerito.
La Direzione dei Corsi di formazione e di preparazione può
essere affidata anche ad un Istruttore di Alpinismo a livello
maggiorato, quella dei Corsi di perfezionamento deve essere
sempre affidata a un Istruttore Nazionale. Essi sono nominati
dal Direttore della Scuola sentito il parere del Corpo Istruttori.
Ogni Corso sarà disciplinato da un regolamento e
da un programma specifico che saranno di volt in volta precisati
e sottoposti alla approvazione del Consiglio della Sezione
e della C.N.S.A.
6 - AMMISSIONE E PERMANENZA
" La richiesta di iscrizione ai Corsi e aperta ai Soci
del CAI di ogni Sezione, di età superiore ai 16 anni
Gli allievi di età inferiore ai 18 anni dovranno
presentare autorizzazione di entrambi i genitori o chi ne
fa le veci.
Per Corsi aventi scopi particolari possono essere precisate
diverse modalità di ammissione.
L'appartenenza alla Scuola da parte degli allievi è
limitata alla durata dei singoli Corsi.
L'ammissione ai Corsi è subordinata all'idoneità
fisica per lo svolgimento di attività alpinistica,
dichiarata da specifico certificato medico.
" Il Direttore tecnico, su proposta del Coordinatore,
ha facoltà di non ammettere o di escludere durante
lo svolgimento dei Corsi quegli elementi che non ritenesse
idonei, o di cui non giudicasse opportuna la partecipazione
ai Corsi.
Il suo giudizio in merito è definitivo ed inappellabile.
" In qualunque circostanza gli Allievi sono tenuti
ad osservare nei confronti del Direttore del Corso e dei
suoi collaboratori contegno di stretta dipendenza disciplinare,
attenendosi scrupolosamente alle disposizioni loro impartite.
Il contegno degli Allievi deve essere in ogni momento coerente
coi principi su cui è basata la Scuola.
" Al termine dei Corsi la Scuola rilascerà agli
allievi meritevoli l'attestato stabilito per lo scopo dalla
C.N.S.A.
" La scuola declina ogni responsabilità per
eventuali incidenti che potessero accadere durante lo svolgimento
della sua attività. Con la loro adesione Istruttori
ed Allievi, coscienti che l'attività alpinistica
svolta in palestra e in montagna presenta caratteristiche
ad alto rischio, esonerano da ogni responsabilità
civile e penale la Scuola e la Sezione del CAI. Tuttavia
la Scuola provvederà ad assicurare contro gli infortuni
i partecipanti ai vari Corsi (Istruttori ed Allievi) secondo
le modalità indicate dalla C.N.S.A.
" Tutti i componenti della Scuola prestano la loro
opera ai Corsi a titolo assolutamente gratuito, salvo il
rimborso spese.
Il presente regolamento può essere modificato dal
Consiglio Direttivo Sezionale, su proposta del Direttore
e del Corpo Istruttori, salvo ratifica da parte della C.N.S.A.
" Per tutto quanto non espressamente previsto dal presento
regolamento si richiamano le disposizioni e le norme emanate
dalla Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo.
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